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Andrea Lilli Contemporaneo

Home / Dentro le opere / Crocifisso con San Carlo Borromeo e Sant’Ubaldo
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Crocifisso con San Carlo Borromeo e Sant’Ubaldo

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lilli_crocifisso-carlo-ubaldo

Olio su tela
cm 298x174
Ancona, Chiesa di San Giovanni Battista
Firmato "Joannes Andreas Lilli Anconitanus F. 1631"

 

Il ritrovamento della data in basso a destra, in occasione della mostra "Pittori nelle Marche tra '500 e '600" è stato il punto di partenza per le ricerche sull'ultimo periodo dell'artista con un accrescimento della parte documentaria anche se non hanno fornito nessun'altra opera datata di questi anni per ricostruire gli ultimi sviluppi dello stile del Lilli (esclusi gli affreschi del chiostro di Sant'Angelo Magno ad Ascoli, che presentano strette affinità col dipinto in questione).

La chiesa in cui si trova l'opera, San Giovanni Battista, ha avuto continui cambi di proprietari: affidata nel '500 i Canonici Regolari Lateranensi, rientrò nelle soppressioni napoleoniche, nell'800 divenne parrocchia per poi passare alla fine del secolo ai Frati Minori (oggi è invece passata alla Diocesi). Ciò rende difficile stabilire se il dipinto è sempre stato nella chiesa. Sicuramente doveva essere nella chiesa dal '700, periodo in cui la tela veniva risagomata con un'aggiunta superiore per seguire l'andamento imposto dalla risistemazione dell'interno, eliminata poi con l'ultimo restauro effettuato.

Il Ricci, notando la "slavata tinta biancoverdastra, ovvero bianco turchina" dell'incombente Cristo crocifisso, prendeva le distanze dal dipinto, citandolo come termine di paragone negativo in confronto all'altra produzione del Lilli. Esso rappresenta effettivamente un impressionante rigurgito di misticismo espressionista in un'epoca già aperta verso la coinvolgente sensualità dell'arte barocca, a cui Lilli oppone spasmodici irrigidimenti manieristici, appena velati da un fare più ampio e dall'uso di una figura retorica – il Santo che calpesta la personificazione urlante del peccato o dell'eresia – particolarmente utilizzata dagli artisti del tempo. Ma il clima di spiritualità esasperata e morbosa di quest'opera, incentrata sul cadavere fluorescente del Cristo e sulla maschera contratta e grigiastra di San Carlo Borromeo, denuncia – in maniera più drammatica che nelle opere precedenti – l'irrimediabile chiusura del Lilli in un isolamento espressivo senza possibilità di ulteriore evoluzione.

Luciano Arcangeli, a cura di, catalogo "Andrea Lilli nella pittura delle Marche tra Cinquecento e Seicento", 1985, Multigrafica editrice Roma

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