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Andrea Lilli Contemporaneo

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Storie di San Nicola da Tolentino

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Olio su tavola
Ancona, Pinacoteca Civica
Provenienza chiesa di Sant'Agostino di Ancona

 

Il ciclo delle 11 storie (in origine 14?) proviene dalla sacrestia della chiesa di S. Agostino.

S. Nicola di Bari e un Angelo annunciano la nascita di S. Nicola ai suoi genitori, cm 60x53S. Nicola vede Gesù durante la messa, cm 60x50Vestizione di S. Nicola, cm 60x50S. Nicola libera dalle pene dell'Inferno suo cugino Gentile, cm 60x56Miracolo dell'elemosina trasformata in rose, cm 59x40S. Nicola tentato e battuto dai demoni, cm 59,5x39,5Miracolo della fonte, cm 59,5x94,5Miracolo delle pernici resuscitate, cm 59,5x95Apparizione degli Angeli a S. Nicola sei mesi prima della morte, cm 60x50Morte di S. Nicola, cm 60x50Miracolo delle braccia tagliate, cm 60x53

Il ciclo, uno dei più completi repertori pittorici su San Nicola, proviene dalla chiesa anconetana di Sant'Agostino, oggi soppressa, dove ne ricorda la presenza in sagrestia il Maggiori (1821).

Vi sono dati contrastanti anche circa il numero originario di tavolette: secondo la tradizione locale, collegata al Ricci, erano 14, ma l'Elenco de' Quadri ed altri oggetti di Belle Arti provenienti da soppresse Corporazioni del Regno d'Italia (Brera) ne riporta soltanto 12. Attualmente le tavole superstiti sono 11.

Le storie traggono il loro spunto iconografico dalla Vita di San Nicola di A. Frigerio, illustrata da una serie di incisioni con cui le composizioni del Lilli mostrano un'innegabile corrispondenza, così da poter considerare elemento determinante per la cronologia dei dipinti la data di pubblicazione del volume. Basandosi su questa dipendenza, Marchini, considerando l'edizione milanese del 1603 della Vita di San Nicola, datava di conseguenza le opere del Lilli a partire da questa data. Ma la Olivari ha dimostrato che già nel 1590 circolava un'altra edizione del Frigerio, edita a Ferrara, consentendo quindi di portare cronologicamente le tavolette lillesche al decennio precedente, a cui, per una serie di motivi stilistici, sembravano di appartenere.

La relativa dipendenza dal taglio iconografico delle incisioni del Frigerio, non impedisce a Lilli di creare un insieme di grande felicità inventiva e libertà di esecuzione, imprimendo un brio spiritato alla narrazione, sfuggendo così alle costrizioni di una illustrazione agiografica.

La critica ha sempre unanimemente considerato il ciclo di Storie di San Nicola da Tolentino tra le migliori creazioni del Lilli, indicando nel contempo i forti richiami alla cultura manieristica fiorentina, evidenti in scene quali il Miracolo delle rose (n. 5), considerata il raggiungimento più alto della serie, che può essere messo a paragone dei migliori risultati del Boscoli. Inoltre nell'indiscutibile adesione alle forme più accese dell'ultimo manierismo fiorentino, Lilli rielabora anche spunti da Barocci (es. il bambino della Visione durante la messa, n. 3) o riutilizza figure già sperimentate "in grande" negli affreschi romani (come la figure del mendicante nella scena Il miracolo delle rose, n. 5 che riprende quella del pastore nella Natività di Santa Maria Maggiore).

È interessante notare l'inserimento, nelle due storie del Miracolo della fonte, n. 7, e del Miracolo delle pernici, n. 8, ad una delle estremità di una figura estranea alla narrazione , la cui posa, contro un grande drappo o un elemento architettonico, suggerisce una funzione di elemento divisorio, più adatta però ad una sorta di fregio che ai singoli scomparti di un mobile. Questo pone problemi sull'originaria collocazione delle tavolette (Marchini infatti le crede facenti parti di un mobile).

È da condividere il parere della Olivari che vede il ciclo delle Storie di San Nicola contigue come tempi ed ideazione, alla smembrata pala di San Nicola sempre appartenente alla chiesa di Sant'Agostino e datata 1597 e perciò parte di uno stesso programma decorativo.

 

Luciano Arcangeli, a cura di, catalogo "Andrea Lilli nella pittura delle Marche tra Cinquecento e Seicento", 1985, Multigrafica editrice Roma

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